Ho trascurato d’inserire nella “mappa concettuale” un riferimento agli “schemi trascendentali” ed ai “principi dell’intelletto”, ma direi che questi ultimi almeno possono essere sintetizzati nell’espressione kantiana secondo cui, nella nostra rappresentazione della natura, «non datur hiatus, non datur saltus, non datur casus, non datur fatum». La natura visibile ci appare così come un complesso di fenomeni in cui sono esclusi il vuoto (quantità: tutte le intuizioni sono “grandezze estensive”), l’interruzione di grado (qualità: in ogni fenomeno esistono “aspetti graduabili”), il caso cieco (relazione: un fenomeno è strettamente collegato ad altri fenomeni) e la necessità assoluta (modalità: un fenomeno esiste in una varietà infinita di manifestazioni).
Ho trascurato d’inserire nella “mappa concettuale” un riferimento agli “schemi trascendentali” ed ai “principi dell’intelletto”, ma direi che questi ultimi almeno possono essere sintetizzati nell’espressione kantiana secondo cui, nella nostra rappresentazione della natura, «non datur hiatus, non datur saltus, non datur casus, non datur fatum». La natura visibile ci appare così come un complesso di fenomeni in cui sono esclusi il vuoto (quantità: tutte le intuizioni sono “grandezze estensive”), l’interruzione di grado (qualità: in ogni fenomeno esistono “aspetti graduabili”), il caso cieco (relazione: un fenomeno è strettamente collegato ad altri fenomeni) e la necessità assoluta (modalità: un fenomeno esiste in una varietà infinita di manifestazioni).