ABELARDO ed ELOISA

Abelardo ed Eloisa

La vicenda medievale di Abelardo ed Eloisa  è giunta a noi  – attraverso la temperie illuministica prima, con Jean Jacques Rousseau, e il clima romantico poi –  come l’espressione dell’amore invincibile. Un amore appassionato, in cui sensualità carnale e spiritualità si fondono drammaticamente assieme. L’Historia calamitatum del filosofo ed il carteggio tra i due amanti – documenti la cui autenticità è stata ormai ampiamente comprovata ed accolta – danno profondità ed ampiezza letteraria ad uno degli amori più controversi e discussi della storia dell’occidente.

Qui di seguito segnalo alcuni links, quali utili strumenti per introdurre alla loro storia:

http://www.homolaicus.com/storia/medioevo/abelardo/

http://it.wikipedia.org/wiki/Abelardo_ed_Eloisa

http://www.filosofico.net/abelarrrdeloisa.htm

http://www.summagallicana.it/lessico/a/Abelardo.htm

Vorrei quindi concludere con una breve ma intensa citazione, tratta dalla prima lettera di Eloisa ad Abelardo, dalla quale emerge con chiarezza l’autenticità e la modernità con cui ella visse e comprese il sentimento che la legava al suo amato:

«Quei piaceri d’amore che abbiamo gustato insieme sono stati così dolci per me, che non posso pentirmene e nemmeno cancellarne il ricordo. Da qualunque parte mi volga mi sono sempre davanti agli occhi con tutta la forza della loro attrazione. Anche quando dormo mi perseguitano le loro illusioni; perfino nei momenti solenni della messa, quando la preghiera deve essere più pura, le immagini oscene di questi piaceri si impadroniscono talmente della mia povera anima che mi abbandono più a queste turpitudini che alla preghiera. Io, che dovrei piangere su quello che ho fatto, sospiro invece per ciò che ho perduto, e non solo quello che abbiamo fatto insieme, ma i luoghi, i momenti in cui l’abbiamo fatto sono talmente impressi nel mio cuore che li rivedo con te in tutti i particolari e non me ne libero nemmeno durante il sonno. Talvolta anche i movimenti del corpo rivelano i pensieri  dell’anima ed essi si tradiscono con parole involontarie. Come sono infelice e come ho diritto di ripetere quel lamento di un’anima gemente: “Me sventurata, chi mi libererà da questo corpo di morte?”».

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