Il ‘Grande Veicolo’ e il cammino del Bodhisattva

 

Letture buddhiste – Note al margine n.1

Il ‘Grande Veicolo’ e il cammino del Bodhisattva.

Sin dalle sue prime origini l’unità della comunità buddhistica venne messa in discussione. Il carattere rigido ed intransigente, espresso dai discepoli dello Svegliato, a lungo andare sollevò numerosi dissensi. L’ideale originario di questi gruppi infatti era l’Arhat, il Santo, e tale poteva diventare solo chi abbracciava la vita monacale. I devoti laici erano esclusi dalla possibilità di raggiungere in questa stessa vita il nirvana. Le difficoltà ed i dissensi che nacquero in seno alla stessa comunità si rivelarono in tutta la loro chiarezza ed importanza durante il Concilio di Vaiśali, avvenuto nel terzo quarto del IV secolo a. C., poco più di cento anni dopo la morte del Maestro, dello Svegliato. La comunità primitiva, dopo questo concilio, si divise in due rami, quello degli Anziani (Sthavira), che pretendevano essere i soli depositari della tradizione, e quello dei Mahasanghika, gli “appartenenti alla grande comunità”, seguaci di Mahadeva, un monaco figlio di un ricco mercante di Mathura.

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Mathura (India, nello stato federato dell’Uttar Pradesh) – Scalinata sul fiume e tempio vicino ai gradini.

L’occasione della scissione fu offerta da cinque tesi, sostenute da Mahadeva e dai suoi seguaci, ma rifiutate dagli Anziani, attaccati all’ideale dell’Arhat e ai suoi privilegi. Queste cinque tesi, le quali minacciavano la dignità e le prerogative dell’Arhat, sono le seguenti: 1. un Arhat può essere soggetto a polluzioni notturne, per opera di esseri diabolici; 2. può essere ignorante; 3. può avere dubbi; 4. può acquisire la conoscenza con l’aiuto degli altri; 5. può produrre il Santo Cammino con la voce.

La comparsa dei Mahasanghika, nei quali si incarna una tendenza più aperta e liberale sotto tutti gli aspetti, nutrita dall’esigenza di venire incontro al mondo laico, che della comunità buddhistica era in fondo l’unico sostenitore, prelude alla graduale formazione di una nuova corrente e di un nuovo evangelo buddhistico, che prenderà il nome del Grande Veicolo (Mahayana). Esso sarà in contrapposizione alla scuola del Veicolo Inferiore (Hinayana), il Veicolo degli Svegliati Solitari (gli Arhat).

Nella nuova corrente del Buddhismo Mahayana il personaggio centrale non è più l’Arhat, ma il Bodhisattva, ossia il futuro Svegliato, la “creatura in risveglio”. Le quattro stazioni di Brahma – amichevolezza, compassione, gioia altruistica ed equanimità -, già presenti nella scuola degli Anziani, sono qui portate alle loro estreme conseguenze. Il bodhisattva non vuole raggiungere il nirvana per sé, ma farlo raggiungere agli altri. A questo scopo procastina infinitamente la sua entrata nel nirvana per adoperarsi, nel mondo della trasmigrazione, al bene di tutte le creature. Il grande segreto del bodhisattva è il “capovolgimento” e quindi il superamento della nozione di sé e di altri. Per il bodhisattva gli altri devono essere sentiti come il suo proprio sé e viceversa il suo sé come ciò che sono gli altri per l’uomo ordinario. Il cammino di bodhisattva è aperto a tutti. Tutti gli uomini (e secondo pie leggende antiche anche gli animali e gli dei) possono, se vogliono, far nascere, produrre in sé il cosiddetto “pensiero del risveglio” (bodhicitta), il voto cioè di far raggiungere a tutte le creature il nirvana, anche a prezzo della propria stessa vita e della perdita dei propri meriti spirituali. La carriera di bodhisattva è infinitamente lunga. Le virtù che egli deve costantemente esercitare, per purificarsi dalle passioni e dagli altri ostacoli, sono, in ordine ascendente, la generosità, la moralità, la pazienza, l’energia, la meditazione, la gnosi. La gnosi, intuizione della vera realtà delle cose ossia la vacuità, è il supremo fine dell’uomo. Il mezzo per raggiungerla è la karuna, la compassione, la quale abbraccia tutte le qualità positive del cuore, la bontà , l’amore, la carità, la tolleranza.

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Statua in legno del Bodhisattva Quan Yin nella sua gloriosa bellezza imperfetta – Cina XI-XII secolo d. C.
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