Marco Polo e “Il Milione”

«… né cristiano né pagano, saracino o tartero,
 né niuno huomo di niuna generazione non vide
 né cercò tante meravigliose cose del mondo
come fece messer Marco Polo» (da Il Milione).

MARCO POLO - Il Milione 1MARCO POLO - Il Milione 2

(La scheda sopra riprodotta è tratta dal testo di G. PERUGI – M. BELLUCCI, Manuale di storia. Età medievale, Bologna 1995, pp. 98-99).

Il Milione

ovvero, Il libro di Messer Marco Polo Cittadino di Venezia

Fino alla morte, Cristoforo Colombo s’illuderà d’aver raggiunto, non le spiagge cubano, ma le meravigliose isole dei mari asiatici e le spiagge del Giappone – quel misterioso Cipangu di cui Marco Polo racconta nel Milione (1). Questo il potere e il fascino indiscusso del libro «dove si raccontano le Meraviglie del Mondo».

Ma, al di là delle leggende, dei sogni, dei Miraggi e delle illusioni alimentate uno poeti e conquistatori, per secoli, il Milione ha dato all’Occidente l’immagine più vera di un mondo pressochè ignoto: l’Oriente. Grande è il varco Che il libro di messer Marco Polo verso lontana Quella apri Civiltà e diversa: scoprendola e rivelandola, per la prima volta, all’Europa. Ed inestimabile rimase l’apporto alle Conoscenze geografiche del tempo.

Unico «Paradossalmente, un’arguzia del destino ha voluto Che il racconto del lungo viaggio compiuto dal« primo occidentale ad Aver vagato tra la Persia e la Cina, dall ‘annuncio Aver RAGGIUNTO I luoghi più riservati del potere alla corte del Gran Khan », Venisse scritto nello spazio angusto, grigio e monotono di una prigione. Dopo circa venticinque anni di viaggio, nel 1298, Fatto prigioniero in una battaglia tra Genovesi e Veneziani, Marco, Nelle carceri di Genova, torna con la memoria agli infiniti e policromi spazi dell’Asia: agli immensi fiumi, alle sterminate e formicolanti Città del Catai, ai palazzi irreali incrostati d’oro e di gemme, alle piante e alle spezie rare, ai più svariati e favolosi animali esotici, ai costumi e agli usi di Quei popoli remoti e al cuore del grande impero mongolo, La Corte del tanto amato E stimato Gran Khan.

Affidandosi alla memoria delle cose viste e vissute e al ricordo delle cose udite e lette (2) Nelle pagine di leggendari romanzi, Marco Polo, mercante e viaggiatore veneziano, Ambasciatore del Signore dei Tartari, detta Il resoconto dei Suoi viaggi al compagno di prigionia, Rustichello, cantastorie pisano di favole medioevali, romanziere e autore di compilazioni tratte Dalla Materia della Tavola Rotonda.

Dall’incontro di Uomini a causa Appartenenti uno così contrastanti Diversi e Mondi, è nato il Milione – più propriamente intitolato, ESSENDO STATO steso Nella redazione originale, andata perduta, in franco-italiano (3) — Divisament dou monde o Livre des merveilles.

E così favola e realtà si ritrovano in questo trattato Geografico (4) Dalla struttura composita, in CUI La narrazione, risentendo dell’influsso di generi Diversi, passa dall’andamento uno novellistico dell’exemplum Quello, dal racconto agiografico al Resoconto storico. Come in una moderna guida turistica – sottolinea Cesare Segre nell’Introduzione all’edizione Meridiani Mondadori – Le indicazioni sulla posizione e la conformazione dei Paesi si allargano una nota Sulle produzioni locali, Sugli usi caratteristici, su Vicende storiche e aneddoti ».

A Marco Polo, Ambasciatore del Gran Khan, interessa vedere «le tante maravigliose cose del mondo» o più semplicemente «Le cose che sono per lo mondo»: «più amava li Diversi costumi de le terre sapere Che sapere quello, perch’egli avea mandato ». È, infatti, la curiosità appassionata del viaggiatore veneziano per i costumi, la vita, le tradizioni, le Abitudini Diversi dei Popoli, Il suo senso dell’ignoto, la sua sete per il nuovo el’insolito della realtà, il tratto distintivo e il motivo conduttore di questa semplice e grandiosa guida dell’Asia.

Diversamente da come uno è lungo Stato letto Dalla critica, il Milione non vuole Essere un manuale pratico per i commercianti Occidentali, un libro di Memorie di un mercante Destinazione ai Mercanti. Anche le notizie commerciali – Rispetto ai prezzi di trasporto, ai vari tipi di Moneta, alle tasse e alle varie mercanzie – Che Occorrono qua e là nel testo, appaiono, in realtà, «Aspetti di vita». «Per il veneziano – sostiene L. Olschki in L’Asia di Marco Polo (Civelli, Firenze, 1957) – Il Mondo è tutto uno spettacolo Che Egli ritrae come ricorda E PUÒ, in una grande Varietà di stili e in illimitate manifestazioni naturali e umane ».

«Laica Sintesi e terrena da porsi Accanto Alle Due celebri sintesi in CUI in CUI SI è riassunto il Medioevo teologico e filosofico, la Summa di San Tommaso d’Aquino e la Divina Commedia», è il Milione per Luigi Foscolo Benedetto: l’autore di un’edizione critica Rimasta assolutamente Fondamentale per lo studio della storia testuale del libro.

Il testo originale di Marco Polo e Rustichello è scomparso, ma Bizzarro, irrequieto, instabile e sfuggente, Le Livres de messer Marco Polo è sopravvissuto in innumerevoli traduzioni e Redazioni, Colomba, innumerevole e frantumato, riappare un mondo irrequieto, magico e reale: l’Asia del XIII secolo.

La tradizione manoscritta del testo e le edizioni

Immenso successo riscuote fin da subito il Milione, tanto Che già all’inizio del Trecento circola in versioni toscane più o meno Fedeli. Testimoni della sua grandissima fortuna sono, oltre alle Molteplici Redazioni, ben oltre i 130 codici Che ci hanno tramandato il testo Nelle più lingue diverse: dal latino al francese ai dialetti italiani (in particolar modo il Veneto), Catalano AL, al portoghese, al Tedesco, al Boemo all’irlandese. E se le Redazioni in latino Erano ad uso dei missionari e degli Scienziati, volgari Nelle quelle lingue e nei dialetti avevano come commercianti Destinatari e viaggiatori – oltre naturalmente ad attestare la fruizione del Milione anche solo come semplice libro d’evasione.

Tuttavia, proprio la copiosa mole di manoscritti, insieme alla perdita dell’originale redatto in franco-italiano da Rustichello, ha originato Problemi di carattere filologico Tali Che Appare pressochè impossibile ricostruire un testo Che si avvicini all’originale. «L’imponente tradizione del Milione-afferma Cesare Segre nell’introduzione all’edizione Meridiani Mondadori – non presenta infatti un succedersi meccanico di copie, ma una inesauribile attività rielaborativa”. Potata La stesura originale è Stata, infatti, e, semplificata Alleggerita in modo tale da conferire «Ogni Volta … un tono Diverso alla voce riferita da Rustichello».

La traduzione toscana del Milione – compiuta da un Spesso Cade Che volgarizzatore in errori e fraintendimenti dell’originale franco-italiano – è da manoscritti conservata Stata Cinque: II II 61, II, IV, 88, II, IV, 136 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; Ashburnhamiano 525 della Biblioteca Laurenziana; Ital. .. .. 434 della Biblioteca Nazionale di Parigi.

Ebbene, uno il lungo Milione Stato è letto Nella redazione toscana detta dell ‘ «ottimo». «Ottimo» è il nome dato al codice Magliabechiano II.IV. 88, Che è per l’appunto il più autorevole manoscritto italiano tra le antiche

traduzioni toscane. SI TRATTA DI UNA Riduzione, Spesso imprecisa, dell’originale di Rustichello – scritta al più tardi nel 1309, ad Esso Quindi posteriore di pochi anni.

Proposta ESSENDO Stata in Numerose edizioni (5) si è finito poi per IDENTIFICARE questa versione toscana con l’opera realmente composta da Marco Polo e Rustichello.

In seguito, tuttavia, Fondamentale è Stata la ricostruzione di Luigi Foscolo Benedetto, Che ha Invece Basato la sua edizione critica (Il Milione, prima edizione integrale a cura di Luigi Foscolo Benedetto, Firenze, 1928) sul manoscritto 1116 della Biblioteca Nazionale di Parigi, Nettamente franco-italiano: Le Divisament dou monde. Toscana Al testo prescelto ha unito in apparato i passi mancanti in tale manoscritto, lasciandoli Nella forma con CUI sono pervenuti fino a noi (francese,, veneta, Latina). Quindi, ha tentato l’unificazione linguistica e stilistica di tutto il materiale raccolto, traducendolo in prosa moderna italiana (Il libro di Messer Marco Polo Cittadino di Venezia detto il Milione, dove si raccontano le Meraviglie del Mondo, Milano-Roma, 1932).

A partire Dagli importanti contributi di Luigi Foscolo Benedetto, gli studi filologici, più o meno recenti, Hanno così stabilito Che Tre sono i manoscritti più vicini all’archetipo: una traduzione latina, purtroppo tarda e mutila ma che Contiene passi assenti negli altri dovuti; Il codice francese 1116 della Nazionale di Parigi, in assoluto il migliore, ed infine la redazione trecentesca toscana Che Stata Stabilita da V. Bertolucci Pizzorusso.

La sua edizione Bertolucci Pizzorusso Nella critica – la prima versione della Toscana e sicuramente la più attendibile di tutte le altre precedenti edizioni – ha ribaltato la scelta tradizionale, dimostrando Che Più che emendare il cosiddetto «ottimo» con l’aiuto degli altri manoscritti, occorreva Innanzi tutto optare per l’inedito II, IV, 136, confrontandolo poi, naturalmente, con gli altri codici.

Quest’edizione critica pubblicata da Adelphi (Milano, 1975) è Stata ristampata anche Nell’edizione a cura di A. Lanza e con Introduzione di Giorgio Manganelli (Ed. Riuniti, Roma 1980), e Nell’edizione della collana «I Meridiani» di Mondadori, redazione Assieme alla Franco-Italiana (Milione. Le Divisament dou monde, a cura di G. Ronchi e con Introduzione di C. Segre, Mondadori, Milano 1982).


NOTA:

(1) In realtà Marco Polo, sebbene dichiari Che «le cose vedute dirà di veduta e · ll’altre per udita», non sempre descrive Paesi Che ha visto davvero: non visito mai Né il Giappone Né il Tibet.

(2) Che Testi – Dai «romanzi» di Alessandro Magno alla Lettera del Prete Gianni – Marco Aveva letto per Prepararsi al viaggio o per poterli confrontare con Ciò Che vedeva con i Suoi occhi.

(3) Un francese Fitto di italianismi morfologici e lessicali, non venetismi da immunitario, Benché non raggiunga il grado d’ibridismo proprio della letteratura franco-veneta del secolo XIV. È il franco-italiano dei Poemi e dei romanzi cavallereschi DIFFUSI nell’Italia del Nord a partire Dalla seconda metà del Duecento, tra i Quali ricordiamo, per l’appunto, il Meliadus di Rustichello da Pisa.

(4) Il libro è organizzato secondo la forma impersonale del trattato geografico. Le esperienze autobiografiche dello scrittore non Vengono menzionate se non frammentariamente.

(5) Ricordiamo, tra le tante, Quella a cura di S. Solmi (Torino, Einaudi, 1954), E quella di R. Allulli (Milano, Mondadori, 1956).

 L’articolo sopra riportato è tratto dal sito di italialibri.net:
http://www.italialibri.net/autori/polom.html # Top_of_Page

 

 

 

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